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Peperino di Viterbo, protagonista nella storia e nell’arte

Mag 25, 2015 | Peperino

Peperino di Viterbo

Il Peperino di Viterbo e dei Castelli Romani ha origini dalle eruzioni avvenute tra 600.000 e 20.000 anni fa, le quali hanno dato vita ad una pietra che, dopo essere stata scoperta, è entrata di prepotenza nella vita degli abitanti e quindi nelle loro case e piazze.

La pietra di Peperino infatti trova la sua naturale collocazione per zoccolature, lastricati, soglie, ma anche statue, archi, cinte murarie, basamenti, fontane e molto altro. Da diversi studi archeologici eseguiti è noto che la pietra naturale di Peperino fu utilizzata inizialmente nell’età paleolitica ed Etrusca dove, grazie alle lavorazioni degli scalpellini, vennero creati i sarcofagi più affascinanti dell’antichità. Successivamente i romani, lo impiegarono nella costruzione del teatro di Ferento e nelle edificazioni di interi palazzi di cui ancora oggi si può ammirare la bellezza. Il largo impiego della pietra di Peperino avvenne nel periodo medioevale e rinascimentale con la realizzazione di incantevoli ville e fontane. Ancora oggi questa pietra naturale è largamente utilizzata per: Pavimenti, Rivestimenti, Arredo Giardino e Architettura funeraria.

La pietra di Peperino nella storia di Roma e dei Castelli Romani

Lo stesso Nerone secondo i racconti tramandati fino a oggi, inviò gli schiavi scalpellini di origine orientale nelle cave di Marino (vicino alle quali oggi sorge il quartiere omonimo) a cui è stato conferito il vincolo storico e il patrocinio del comune e della Sovrintendenza ai Beni Architettonici.
Pare che proprio da qui fu estratto tra il I e il II secolo d. C. il peperino per il Mitreo di Marino, ma anche per il basamento di Castel Sant’Angelo e per la costruzione della Cloaca Maxima nonché per innumerevoli palazzi della stessa Roma antica ma anche per le porte della città, e per cinte murarie, in particolare quelle di Albano Laziale dove si ammirano ancora oggi i resti della Porta Pretoria. Nel ‘800 lo stesso Palazzo Brancaccio a Roma fu realizzato interamente in Peperino, come pure il suggestivo ponte di Ariccia.E’ a Marino però che nel Medioevo furono realizzate opere arrivate fino ai nostri giorni pressoché intatte, come la Fontana dei Quattro Mori ma anche le opere commissionate dalla famiglia Colonna come il Palazzo omonimo e i giardini.

Peperino di Viterbo

Il Peperino di Viterbo e della Tuscia Vitebese

Nel ‘500 fu realizzato su commissione di un letterato, tale Vicino Orsini, il misterioso quanto pittoresco Bosco dei Mostri di Bomarzo, vicino Viterbo, popolato da statue in Peperino che rappresentano figure mitologiche grottesche, che tuttavia attirano l’ammirazione dei visitatori per la grande maestria delle fattezze.

Il Peperino di Viterbo viene poi ampiamente impiegato nella realizzazione di uno dei più belli giardini all’italiana: Villa Lante (XVI sec.), in una località non lontana da Viterbo, a Bagnaia. A dispetto del suo nome, non c’è una villa ma due casini identici e fontane, statue, affacci, grandi vasi, scalinare monumentali.
Qui si trova il “peperino di Bagnaia”, che viene estratto direttamente dalla rube vulcanica sulla quale si adagia il piccolo centro.

Molti dei quartieri di Viterbo, spettacolare esempio a cielo aperto di architettura medioevale, furono costruiti con il peperino, il più famoso dei quali è certamente quello di San Pellegrino e, sempre a Roma nel periodo rinascimentale, fu costruito lo splendido Palazzo Farnese, che si affaccia sull’omonima piazza. Sempre a Viterbo si può ammirare lo stupefacente Palazzo dei Papi, interamente in peperino ed edificato nel ‘200, proprio per ospitare la sede papale, che qui rimase dal 1257 al 1281. E’ il monumento più importante della città, vanto dei viterbesi ed eccellente esempio di costruzione romanica.

A Soriano nel Cimino, unica patria al mondo dello splendido peperino rosa, una pietra rosa di origine lavica resistente e pregiata. Ancora oggi si trovano le cave da dove ormai da 50 anni si estrae questa bellissima pietra naturale ammirata in tutto il mondo.

Il Peperino di Viterbo non è quindi soltanto una semplice pietra decorativa ma porta con se tutta la storia di un popolo che ha saputo apprezzarla e valorizzarla, dandole infinite forme e impiegandola in innumerevoli usi. Non di meno il peperino è diventato protagonista anche dell’economia locale, per la sua rarità e per la facilità di lavorazione.

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